PSICOGENEALOGIA E METAGENEALOGIA: DIFFERENZE E PUNTI IN COMUNE

DIFFERENZE E PUNTI IN COMUNE

Ho sempre avuto grande interesse da una parte per la psicologia e per un altro verso anche una forte attrazione per tutto quello che viene definito esoterico. Due mondi apparentemente lontanissimi ma che ho scoperto, con il tempo, meno opposti di quanto credevo: entrambi spaziano al di là del conosciuto, entrambi guardano al non visibile, al nascosto. Spesso,  questi mondi si incontrano sfociando in metodi destinati al benessere della persona.

Oggi ti parlo di due discipline che ritengo molto efficaci e affascinanti, La Psicogenealogia e la Metagenealogia.

La Psicogenealogia

Fonda le sue basi tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Proposta dalla sua ideatrice  Anne  Anceline Schützenberger, psicoanalista di scuola freudiana, la Psicogenealogia è un lavoro di osservazione e di sintesi, in collaborazione con la persona che la richiede, per cercare soluzioni  allo scopo di  raggiungere un obiettivo, sviscerando  ad esempio lutti non risolti, sindromi di anniversario, ingiustizie familiari, compiti non conclusi, al fine di  prendere il proprio posto nella vita.

In genere, questo lavoro inizia con l’individuare un obiettivo con il cliente (cliente inteso come lo intende  Carl Rogers:  non c’è una malattia, non c’è un paziente, ma una persona dello stesso livello del facilitatore che cerca con lui la soluzione.) Questo serve per rendersi conto del punto di partenza e di come ci ritroveremo cambiati  dopo il lavoro con il nostro albero genealogico. Si parte con una breve intervista in cui  si percorrono gli eventi importanti della propria vita .

Il grafico dello psico-socio-genogramma,  è uno strumento che ci aiuta a prendere consapevolezza di tanti aspetti di noi stessi che generalmente non riusciamo a vedere. Ci aiutano, nel lavoro di `crescita personale` che abbiamo deciso di svolgere su noi stessi, l’osservazione, la ricerca e la ricostruzione della storia dei nostri antenati: ci diranno molto di noi e di quello che viviamo a livello di  difficoltà o potenzialità.

Il genosociogramma si disegna in presenza di un facilitatore partendo da noi per poi risalire a 3 generazioni  prima di noi (4 in totale compresi noi), durante più incontri in cui si mettono in rilievo le ripetizioni di date e di anniversari di nascita e morte, di lavoro, di situazioni di vita vissuta. In altri termini rappresenta una mappa della rete affettiva – emotiva che ha caratterizzato lo sviluppo dell’individuo. Durante la stesura , con atti simbolici, si sciolgono i nodi generazionali via via che si presentano.

Il facilitatore ci farà notare e rilevare i lapsus, il modo di scrivere i dati, gli errori involontari per far emergere ciò che il nostro inconscio desidera comunicare e portare alla consapevolezza della nostra coscienza.

 

 

Dobbiamo risalire fino ai nostri bisnonni per capire l’origine di molti dei conflitti e dei problemi che viviamo nella nostra vita. Parecchi  di questi tendono a ripetersi con regolarità sconcertante.

E se andiamo ad indagare, scopriamo che questi problemi sono gli stessi che avevano alcuni dei nostri antenati, i quali, a loro tempo, non erano riusciti a risolverli, lasciandoli quindi in eredità a noi come “sequenze emotive non concluse”. A noi dunque la possibilità di chiudere queste sequenze emotive.

A tale proposito la psicoanalista Anne Anceline Schützenberger dice:

«… ci sono a tal proposito numerose conferme cliniche di simili trasmissioni e qualche lavoro statistico (…) quando si concede a una persona la possibilità di esprimersi e quando la si aiuta a parlare la si fa disegnare, (…) si riesce a porre termine, a “chiudere” un trauma e un lutto attraverso un atto simbolico ultimando così i compiti che erano rimasti irrisolti. Talvolta quando si viene “ascoltati e capiti” da una persona comprensiva (…) i sintomi scompaiono – i propri sintomi, ma anche quelli dei propri figli.»( Anne Ancelin Schützenberger, La Sindrome degli antenati, Di Renzo Ed., 2010 pag.180)

guarda questo video

Attraverso il grafico del nostro Albero Psicogenealogico  possiamo risalire anche ai conflitti dei nostri genitori. Questo, unitamente alle Costellazioni familiari, è uno strumento che ci consente di trovare la nostra strada e di dare un senso alla nostra vita.

La Metagenealogia

Negli stessi anni, in ambiti totalmente differenti, nasce uno studio similare di Alejandro Jodorowsky che propone la  Metagenealogia, che inizialmente aveva chiamato psicogenealogia ma alla quale poi cambiò il nome perché non si confondesse con il lavoro degli psicoterapeuti. Il punto in comune di questi due metodi è dato dal rilievo e dall’importanza della famiglia sull’individuo. Questa consapevolezza ha cambiato il modo di  guardare ai blocchi, alle fobie e alle ossessioni che ci si trova ad affrontare lungo il corso della propria vita. Nel caso della Metagenealogia, per sciogliere nodi transgenerazionali, al posto di atti simbolici vengono suggeriti atti psicomagici.

Di cosa si occupa la metageneoalogia?

«Questa disciplina suggerisce che qualsiasi “malattia”, può essere intesa come una mancanza de bellezza e di coscienza e che “guarire “consiste nel diventare automaticamente se stessi. Con questo metodo si fa riferimento o si usano i Tarocchi come modello su cui si fonda il nostro lavoro sull’Io. La Metagenealogia si propone di congiungere la razionalità e l’irrazionalità per farle collaborare  con lucidità e intuizione dove entrambi gli emisferi si riequilibrano al fine di  progredire, risanare e comprendere il proprio albero genealogico».( Metagenealogia  ed. Feltrinelli, A. Jodorowsky e Marianne Costa)

 

Quali sono dunque le differenze e i punti in comune di queste due metodologie?

Psicogenealigia e Metagenealogia sono dunque due metodi che partono  dall’analisi di fatti, e dall’albero genealogico e con approcci differenti ambedue mirano a lavorare sulle limitazioni, ripetizioni del nostro albero per poterci permettere di  vivere pienamente il nostro destino.  Entrambi guardano ai modelli che si ripetono come, stesso lavoro, stesse passioni dei nostri avi, stesse dipendenze, malattie ecc.

A questo punto vi starete domandando: A quale metodo mi dovrei  rivolgere?

Io ritengo che siano entrambi molto validi e la loro efficacia dipenda non solo dalle competenze del facilitatore ma anche dalle caratteristiche dall’utente: se il  quest’ultimo è molto sensibile e creativo la Metagenealogia troverà un campo fertile su cui agire attraverso gli atti psicomagici, se invece l’utente ha un carattere più logico e razionale la Psicogenealogia con i suoi atti simbolici sarà per lui altrettanto valida ed efficace.

 

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