appartenenza

IL LUTTO E LA LEGGE DI APPARTENENZA

Lutto non elaborato

Giada, spinta da un amica comune e a seguito di un periodo di profondo stress e malessere interiore, chiede un appuntamento per comprendere se lo strumento delle Costellazioni familiari può aiutarla a uscire più facilmente dal labirinto emotivo in cui si continua a perdere senza trovare la via d’uscita.

Giada è una donna di 40 anni, una separazione dolorosa dal convivente alle spalle, ha perso il lavoro e non ha più una casa dove stare. Si trova quindi costretta a tornare a casa dai genitori anziani e malati e quella che inizia come una permanenza temporanea diventa un ritorno definitivo vissuto come una responsabilità troppo gravosa che peggiora il suo stato d’animo ansioso e rassegnato.

In realtà Giada è un nome inventato, ma la sua storia potrebbe essere quella di ognuno di noi. Chi non ha vissuto una separazione, o una perdita per esempio da un amico/a, familiare, luogo amato, animale domestico, un lavoro? Qualunque di questi eventi può essere considerato un vero e proprio lutto.

Vivere il lutto 

Il lutto è un’esperienza alla quale è impossibile sottrarsi e che prima o poi tutti dobbiamo affrontare, è una certezza che comunque ci coglie sempre impreparati.

Questa situazione potrebbe essere vissuta come un momento di maturazione personale e dei rapporti all’interno della famiglia e con gli altri ma più sovente non è così. Al contrario si vivono rimpianti, sensi di colpa, rancore che lasciano una sofferenza che sul lungo tempo non colleghiamo più a nessun evento (rimuovo la causa) ma con cui conviviamo con un forte senso di impotenza.

Dal punto di vista sistemico, il motivo principale per cui un facilitatore di Costellazioni familiari invita a affrontare questo tema, è riportare in equilibrio il sistema famigliare e i suoi componenti che vivono le conseguenze delle esclusioni o dimenticanze degli antenati che prima di loro non hanno elaborato le perdite e sopra tutto i lutti di persone care.

Nel sistema familiare esistono regole non dette ma che si osservano tacitamente come leggi, che stabiliscono l’ordine del campo morfico familiare, secondo Bert Hellinger, considerato il fondatore del metodo delle Costellazioni, questi ordini sono i seguenti:
legge di appartenenza
• legge dell’ordine
• legge dell’equilibrio

In questo caso approfondirò solo la prima. La Legge dell’Appartenenza che dice:

«Ogni membro di un sistema familiare ha diritto di fare parte del sistema-famiglia e conseguentemente nessuno può esserne escluso, per nessun motivo»

Chi viene dimenticato, escluso, ad esempio perché è gravemente malato o muore molto piccolo o in circostanze particolarmente dolorose (ad esempio i dispersi in guerra), oppure coloro che vengono dati in adozione, perdono la possibilità di sentirsi parte della loro clan famigliare. Altri potrebbero essere stati allontanati o esclusi dalla famiglia per vergogna o ragioni diverse: emarginazione sociale, carcerazione, omosessualità, emigrazione, motivi religiosi e sociali.

Se gli esclusi non verranno reintegrati saranno i successori a dover rivivere la sofferenza dell’esclusione e il destino dell’antenato escluso o dimenticato.

A fronte di queste conoscenze, per il benessere delle generazioni future, una crescita personale e culturale su questo argomento sarebbe auspicabile. La perdita, da ogni punto di vista la si guardi, non viene considerata come una opportunità di cambiamento, come una naturale conseguenza di un processo di crescita maturazione o come la fine di un ciclo, che si tratti di una relazione o di lavoro o di una persona cara lo stress che produce l’adattamento a questi eventi se si vive in solitudine senza il supporto di chi ci vive accanto può portare alla negazione dell’evento stesso.

Gli stati d’ansia, la depressione e la rabbia potrebbero essere campanelli d’allarme che devono farci domandare se stiamo negando la realtà che viviamo e ci stiamo rifiutando di elaborare una perdita, un cambiamento o un lutto che ci fa soffrire, è il momento di chiedere aiuto.

Per elaborare un lutto è necessario del tempo: per realizzare ciò che è finito, per piangere le nostre lacrime sulla fine, completare ciò che non abbiamo completato, riconoscere ciò che rimane, condividere i propri ricordi con qualcuno che ci ascolti con empatia e affetto, e infine accogliere una fase nuova della propria vita con tutte le incognite, ma anche sorprese che ci porta questo cambiamento.

La psicoterapeuta Rosette Poletti specializzata nel sostegno psicologico alle persone in fin di vita ed a quelle in lutto scrive:

«Il lento processo che si definisce “lavoro di lutto” o processo di lutto, è a tutti gli effetti un processo di cicatrizzazione.
(…) Come una ferita fisica , la ferita affettiva ha bisogno di cure, di molte cure. Il processo di cicatrizzazione affettiva emozionale, sociale, spirituale può suddividersi in tappe che sono state descritte con grande precisione da diversi autori.»
( cit. Senza di te, come sostenere chi è in lutto – ed. Città Nuova)

Le tappe citate sopra sono:
• choc
• protesta
• collera
• tristezza
• malinconia
• accettazione
• nuovi legami
• trovare un senso a ciò che è successo

La complessità dell’essere umano però non permette di fare previsioni o scalette così definite, per cui non è detto che queste tappe vengano percorse in questo ordine, come pure non è possibile prevedere il tempo di cicatrizzazione della ferita emotiva.

I MODI CHE AIUTANO A VIVERE IL LUTTO

• Permettersi di esprimere e condividere i ricordi o la sofferenza provata
• Parlare della persona scomparsa in famiglia senza idealizzarla
• Scrivere una lettera alla persona cara perduta se si vivono rimpianti per cose non dette, o anche se si vuole condividere il proprio stato d’animo
• Rivedere le foto, creare degli album dei ricordi.

Se tutto questo processo è stato represso, le Costellazioni permettono di ricontattare le emozioni e i ricordi congelati che continuano a farci vivere il malessere senza più riconoscere la relazione diretta con la causa, in questo modo si riavvia il processo di cicatrizzazione della ferita.

Un lavoro di Costellazione per concludere il lutto, come dicevo poco sopra, può aiutare a prendere consapevolezza della sofferenza e a sciogliere il trauma e il rifiuto che la morte o la fine di una relazione ha prodotto in noi, e ci permette di completare il processo di lutto nel tempo richiesto. Pensare che ne basti una, però, è utopico.

 

Add A Comment