i segreti taciuti

I SEGRETI CHE FANNO MALE

I segreti

Per affrontare quest’argomento, ho ripreso tra le mani il libro Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, una scrittrice che amo molto e che nel mio cammino personale ha segnato dei passaggi importanti per il risveglio della natura selvaggia.

In particolare ho riletto il capitolo tredici, Il Clan delle Cicatrici:

«I segreti di un maggior numero di donne riguardano la violazione di un codice sociale o morale della cultura, della religione o del sistema personale di valori. Alcuni di questi atti, eventi, e scelte, in particolare se connessi alla libertà femminile in tutti g li aspetti dell’esistenza erano spesso considerati dalla cultura vergognosamente sbagliate per le donne, ma non per gli uomini.»

Nella mia esperienza lavorativa ho potuto riscontrare la verità di questa citazione migliaia di volte, la violenza nei sistemi familiari e in particolare sulle donne è stata visibile in moltissime forme e la maggior parte delle volte sono state le donne a portare queste memorie alla luce, con coraggio e contro tutti, le mie esperienze lavorative si riferisco alle ferite transgenerazionali di cui mi occupo con Psicogenealogia e Costellazioni: esse vengono ereditate e trasmesse ai discendenti come un nodo da sciogliere , alcuni studi recenti sul DNA sembrano confermarlo.

Cosa comporta mantenere il segreto per i discendenti?

I discendenti vivono “come se”; spesso raccontano di paure, reazioni, sogni ricorrenti, pensieri fissi come se avessero un ricordo vago di qualcosa di terribile che non sanno meglio spiegare e cercano di giustificare con eventi poco chiari dell’infanzia. E spesso sono persone che nell’albero genealogico sono portatori e custodi di un segreto di famiglia.

Nell’ambito dei “segreti di famiglia” in cui poco o nulla si sa di concreto, trattandosi appunto di un segreto, la psicogenealogia attraverso ipotesi e costellazione familiari, a volte riesce a trasformare questo enorme nodo di dolore a cui non sappiamo dare nome in forza e resilienza.

Serge Tisseron, psichiatra e ricercatore francese, studiò a lungo l’effetto dei segreti sulla psiche una delle sue teorie:

«[…] un segreto diventa patologico quando non siamo più i suoi guardiani ma i suoi prigionieri»

La violenza sulle donne è oggi denunciata a gran voce, i telegiornali i giornali sono pieni di storie drammatiche che sfociano sempre di più in femminicidi. Per fortuna la denuncia sensibilizza su questa realtà nascosta spesso tra le mura domestiche e non è più qualcosa a cui piegarsi e da portarsi dentro in solitudine e vergogna. Liberarsi dei segreti, grazie alla sensibilità culturale crescente, è più facile.

Tutti siamo consapevoli però che non si tratta di qualcosa esploso improvvisamente nella nostra società, ma una realtà per molto tempo vissuta e nascosta dalle nostre stesse ave che la vivevano in modo davvero diverso da come la viviamo noi attualmente. Spesso, paura, vergogna e fedeltà al carnefice nella figura di una persona di famiglia o vicino alla famiglia, permetteva la possibilità che l’evento abusante si riproponesse più volte senza che nessuno portasse alla luce e fermasse questi episodi.

Molte donne arrivano con segreti di abusi, piene di rabbia contro le proprie madri che non le hanno difese, non ci sono state, non si sono schierate per non perdere il compagno, hanno negato la verità che avevano sotto gli occhi. Insomma, donne contro donne a difesa o contro il carnefice, oppure in una reazione completamente opposta, donne che si rifiutano di vedere la gravità degli abusi subiti.

È naturale domandarsi: perché avviene? Perché tra donne ci sono più animosità che complicità? Certo, non sempre, ma mi domando: quanto ha inciso la cultura e il bisogno di sopravvivenza in passato su questo comportamento? Personalmente credo molto, moltissimo. Ci hanno separate, messe una contro l’altra, creato competizione, perché?

Il perché è visibile nei nostri giorni dove la distanza tra le donne si sta accorciando sempre più: insieme ci diamo forza, coraggio attiviamo le parti migliori di noi, troviamo il coraggio di dire dei no. Sono felice nel pensare che questo costume stia cambiando, anche se ancora troppo lentamente per i miei gusti: più cerchi di donne, più sorellanza e meno paure stanno permettendo a molte donne di non sentirsi più sole, emarginate, incomprese, dimenticate.

Un esempio recente di un caso di molestie in adolescenza. Una donna sulla sessantina, dopo mesi di incontri, è giunta nel mio studio raccontandomi di aver partecipato a una conferenza in cui la relatrice ha testato sui presenti i chakra restituendo ai convenuti eventuali blocchi trovati. Alla signora aveva indicato tre chakra in disequilibrio per traumi vissuti nella fascia tra i 7 e 14 anni. A quel punto le chiedo se in quelle date ricordasse eventi o avvenimenti che potesse aver vissuto male, e lei, molto incerta, mi racconta di più episodi di abuso ricevuti da ragazzina da un adulto che frequentava la sua casa. Subito si premurò però di dire: «Ma non sarà mica stato questo, è passato tanto tempo non può essere!» Quasi come se quell’episodio fosse una cosa di poco conto, qualcosa che può succedere. Le domando se ne avesse mai parlato in famiglia o lo avesse mai confidato a qualcuno, e lei, sempre minimizzando, mi dice che, non avrebbe mai potuto creare così tanto scompiglio e dare problemi per una cosa così. Aggiunse che in ogni caso non le avrebbero creduto e dunque che senso avrebbe avuto parlarne? Con un guizzo di consapevolezza, seguendo i propri pensieri ad alta voce, infine si chiese: «Sarà stato questo a farmi venire “la malattia alla gola”?»

Un’altra donna, sui 35 anni e accompagnata dal marito, incomincia a frequentare il mio studio per problemi di dolori diffusi alle braccia. Sembra un infiammazione cronica, ma durante i nostri incontri emergono ripetute esperienze di abusi vissuti per mano dei compagni della madre rimasta vedova, che la fecero sentire impotente. Era solo una bambina e quando ha tentato di chiedere aiuto alla mamma si è sentita dire che era una bugiarda e che voleva solo creare problemi; così non ne parlò più per anni, nutrendo in lei senso di colpa e di vergogna per quel qualcosa che ‘evidentemente’ faceva per provocare un comportamento simile negli uomini adulti.

Potrei riempire queste pagine di casi. Man mano che scrivo mi tornano in mente i visi di queste donne di ogni età che letteralmente “vuotano il sacco “si liberano. Come ho scritto prima, citando Tisseron, il segreto diventa una prigione e queste donne erano prigioniere di giudizi, pregiudizi, colpe che non appartenevano loro.

Attraverso il metodo delle costellazioni, in molte si sono riprese, anche solo simbolicamente, ciò che avevano lasciato nell’esperienza di abuso e violenza fisica. E questo le ha alleggerite.

Sia Serge Tisseron che Clarissa Pinkola, nel caso di segreti asseriscono la necessità di liberarsene per scrivere un altro finale e di guardare ed esaminare la parte avuta e le risorse a cui si è attinto per reggerlo.

Le Costellazioni familiari sono uno strumento di consapevolezza e non sostituiscono un lavoro di supporto psicologico né di psicanalisi che va seguito da un professionista competente della materia, ma possono integrarsi e risultare un grande e portentoso aiuto per risolvere i nodi del passato e lasciare il presente libero di esprimersi e il futuro pronto a manifestarsi.

Clementina Arpaia

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